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Con la Risoluzione del Consiglio del 27 novembre 2009 si è voluto sottolineare come la promozione dell’inclusione sociale e dell’integrazione professionale dei giovani è, assieme a quella della personale realizzazione, della coesione sociale e della cittadinanza attiva, una delle componenti essenziali per il conseguimento degli obiettivi della strategia dell’Europa per la crescita e l’occupazione.

 

 

 

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Con la Risoluzione del Consiglio del 27 novembre 2009 si è voluto sottolineare come la promozione dell’inclusione sociale e dell’integrazione professionale dei giovani è, assieme a quella della personale realizzazione, della coesione sociale e della cittadinanza attiva, una delle componenti essenziali per il conseguimento degli obiettivi della strategia dell’Europa per la crescita e l’occupazione.

 

I dati Eurostat relativi ad ottobre 2013 sono piuttosto allarmanti. Se il tasso di disoccupazione nella Eurozona registra un lieve calo rispetto al mese di settembre (dal 12,2% al 12,1%), si rileva per gli under 25 un aumento (dal 24,3% al 24,4%). Il trend negativo è confermato anche in Italia, dove, a fronte di un tasso di disoccupazione stabile al 12,5%, il tasso di giovani senza lavoro è cresciuto dal 40,5 al 41,2%. Questi i dati nazionali, e se poi si vanno a “leggere” quelli regionali, si scopre che nel terzo trimestre del 2013 il tasso di disoccupazione ha raggiunto la soglia del 19% nel Sud Italia, mentre nel settentrione non si è superata quota 10%.

In risposta alla disoccupazione giovanile, per i Paesi che hanno registrato un tasso di disoccupazione superiore al 25% il Consiglio Europeo ha stabilito di introdurre una garanzia per i giovani che garantisca a tutti gli under 25 (29 per il nostro Paese) di ricevere un’offerta di lavoro, un proseguimento degli studi, un lavoro in apprendistato o un tirocinio di qualità elevata entro un periodo di quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzione formale.

Ogni Paese coinvolto dal piano deve investire in attività di formazione, politiche attive di orientamento, sostegno e aiuti per l’inserimento nel mondo del lavoro dei giovani né occupati, né studenti e né coinvolti in attività di formazione, i c.d. NEET (Not in Employment, Education or Training). Lo scopo è far sì che i giovani possano trovare un posto di lavoro o un percorso formativo entro pochi mesi. 

 Dati Eurofound già dal 2008 individuano per il fenomeno dei NEET costi per mancata contribuzione e per trasferimenti effettuati dagli Stati per Euro 119 miliardi complessivi. Nel 2012 il costo totale è salito a 153 miliardi.

Sempre stime Eurofound individuano un costo complessivo di realizzazione di un sistema di garanzia per i giovani nella Eurozona per € 21 miliardi. Per avviare la garanzia per il biennio 2014-2015 a disposizione 6 miliardi di Euro.

Per l’Italia, se confermati, a disposizione € 1,5 miliardi. Secondo quanto dichiarato dal Ministro Poletti, il 30 aprile u.s., il bacino potenziale è pari a 900.000 giovani. Garanzia Giovani ha preso il via il primo maggio.

Stando ai dati Isfol, lo stock di giovani tra i 15 e i 24 anni ammonterebbe a 6.041.000 unità, di questi, 1.343.000 sono inoccupati/disoccupati e inattivi. Ampliando l’analisi fino agli individui di 29 anni, il numero dei NEET è pari a 2.293.000 unità su un totale di 9.439.200.

E’ possibile l’implementazione di una buona ed efficace youth guarantee per l’Italia?

Questo studio si prefigge di mettere in luce gli aspetti positivi e negativi, se ce ne sono, dello strumento della Garanzia nei primi mesi di avvio nel nostro paese.

Innanzitutto come si partecipa. I giovani possono registrarsi, sino al 31 dicembre 2015, al sito nazionale www.garanziagiovani.gov.it o ai siti attivati dalle Regioni, comunque collegati in rete fra loro. Durante la registrazione viene richiesto di indicare la Regione dove si preferisce usufruire di una delle opportunità previste da Garanzia Giovani. A questo punto, entro 60 giorni, sarà un referente regionale a comunicare alla mail indicata in fase di registrazione il Servizio per l’impiego presso cui recarsi per fare un primo colloquio di orientamento nel quale l’operatore, insieme al ragazzo, individuerà il percorso da seguire e gli spiegherà tutte le opportunità disponibili. Va da sé che i Centri per l’impiego, in ogni singola struttura, si dovranno creare proprio un servizio apposito sulla “Garanzia Giovani” che dovrà essere presidiato da professionisti ed esperti del settore.

I Centri per l’impiego sparsi nel nostro territorio sono 556 e ad essi risultano destinate meno del 2% delle risorse complessive a sostegno delle politiche per il mercato del lavoro. Più della metà degli uffici non dispongono della strumentazione necessaria per gestire al meglio tutte le fasi del processo di selezione. All’interno dei CPI lavorano 8.713 dipendenti, di questi circa l’88% ha un contratto a tempo indeterminato. La distribuzione però è totalmente disomogenea: per esempio in Sicilia per 181mila iscritti al servizio vengono utilizzati ben 1.582 addetti, mentre in Lombardia 323mila individui sono serviti in tutto da 577 impiegati. Attualmente i CPI intermediano poco più di 3 persone su 100, in gran parte appartenenti a categorie protette.

A due mesi dalla partenza della Garanzia Giovani non risultano rilevanti variazioni rispetto a quanto rilevato dall’indagine sui servizi per l’impiego 2013 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. I CPI ricoprono prevalentemente solo un ruolo di tipo burocratico di attestazione e riconoscimento dello stato di disoccupazione, di iscrizione agli elenchi delle categoria protette, di registrazione delle assunzioni, di trasformazioni, cessazioni dei rapporti di lavoro presso Enti pubblici ed aziende private. Garanzia Giovani può essere messa a rischio proprio dal mancato ammodernamento delle strutture amministrative dei Centri Per l’Impiego. Ma anche per le altre realtà di collocamento diverse quali le agenzie di somministrazione, le società di ricerca e selezione del personale, le scuole, le università e gli istituti di formazione, i sindacati e le organizzazioni datoriali vale lo stesso limite evidenziato, poiché anche se queste sono realtà in crescita rispetto al passato, producono numeri di collocamento poco consistenti e garantiscono il 7% del collocamento complessivo ed il 13,5% di quello giovanile. In più, sempre ad oggi, i Centri per l’Impiego non sono in grado di intercettare l’offerta delle imprese mancando totalmente di figure professionali in grado di creare contatti diretti con esse. Sono infatti le aziende a presentarsi presso i CPI e non il contrario. La tanto attesa e non ancora discussa riforma dei CPI soprattutto in questo particolare momento sembra essere nodo nevralgico per il successo della Garanzia Giovani. Tant’è che ad oggi a fronte di poco meno di 90.000 giovani già registrati appena 87 aziende risultano iscritte al programma, con appena 579 posti messi a disposizione (dati garanziagiovani.gov.it del 19 giugno u.s.)

Dunque i ragazzi potranno scegliere la Regione in cui vogliono lavorare, che «prenderà in carico» la persona attraverso i Servizi per l’impiego o le Agenzie private accreditate. In base a profilo e disponibilità territoriali, stipuleranno con gli operatori competenti un «Patto di servizio» ed, entro i quattro mesi successivi, riceveranno una o più opportunità tra inserimento al lavoro, apprendistato, tirocinio, istruzione e formazione, autoimprenditorialità, servizio civile. È la prima volta che si attiva in Italia (e in Europa) un’azione sistematica per offrire ad una platea così ampia di giovani un ventaglio di opportunità che li aiuteranno a entrare nel mondo del lavoro. Ogni Regione ha però un proprio piano di attuazione che prevede le specifiche misure che vengono attivate sul territorio. Purtroppo ancora sette sono le Regioni senza un piano di attuazione. L’incapacità di fare rete mette in discussione l’azione sistematica e dunque riduce sensibilmente, almeno al momento, quel ventaglio di opportunità istituzionalmente pubblicizzato. Imprese e parti sociali sono ancora al margine della partecipazione. Non sono state ne coinvolte in fase progettuale e ne in fase di avvio.

E per i tassi di disoccupazione crescenti indicati da Eurostat il fattore tempo è senza dubbio una ulteriore criticità da gestire. Al passare del tempo i dati rilevati non potranno che peggiorare a parità delle attuali condizioni economiche, e in assenza di una qualsivoglia azione, prima ancora di poterne valutare la bontà. Quanto impegnato fin qui e come impegno di energie, azioni e risorse finanziarie a disposizione è stato utilizzato per la fase di comunicazione/divulgazione della Garanzia Giovani. Il Ministero del Lavoro sta promuovendo specifici Protocolli di collaborazione con le principali Associazioni imprenditoriali, ed anche con alcune grandi imprese, finalizzati ad incrementare e rendere facilmente disponibili sulla piattaforma della “Garanzia Giovani” le offerte delle imprese. Tra i protocolli già stipulati, quello con Confindustria e Finmeccanica, e un secondo con le confederazioni degli agricoltori Cia e Agia. I datori di lavoro interessati ad offrire posti di lavoro e stage, alle agevolazioni e ai bonus devono registrarsi online. E’ evidentemente un programma in itinere. Ricordando che per il biennio 2014/2015 l’impegno finanziario è pari ad un miliardo e mezzo di euro non tenere conto delle attuali criticità non garantisce ne i giovani e ne il successo rispetto alle ambizioni che Garanzia Giovani si è data. Il rischio resta quello di sacrificare € 1,5 miliardi in un momento di congiuntura economica quale quello che stiamo vivendo in Europa e soprattutto nel nostro paese.  

Inoltre è da considerare anche la risposta dei giovani. In un paese dove è radicata la consuetudine di affidarsi a segnalazioni di parenti e amici per trovare un posto di lavoro in appena due mesi dall’avvio della Garanzia sono 89.809 i giovani che si sono iscritti, con una composizione maschi femmine pressoché in equilibrio (47.792 i maschi e 42.017 le femmine). Nel caso di mancata attuazione di quanto annunciato “oggi” dai decisori istituzionali, il costo/impegno per ottenere una identica risposta nel futuro non potrà che produrre livelli di spesa/impegno maggiori, implicando un più alto sacrificio di risorse finanziarie a disposizione, presumibilmente, a livelli inferiori rispetto agli attuali stock. La “punizione” per politiche e strategie che risulteranno inefficaci date le criticità ben note e in luce da tempo.

Grafico 1. Distribuzione risorse economiche secondo le misure e le macro aree territoriali del Programma Garanzia Giovani

 Fonte: elaborazioni Ellisse su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Dai grafici si evidenzia come vengono ripartite le risorse secondo le esigenze dei territori che caratterizzano anche le singole misure, sintomo di una diversa priorità di intervento nelle aree.

Grafico 2. Distribuzione delle misure previste dal Programma Garanzia Giovani per Regione 

Fonte: elaborazioni Ellisse su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali