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Questo studio di progettazione socio-economica urbana dell'area si caratterizza come un quadro generale in cui si possano riconoscere e documentare i problemi, le esigenze e le aspirazioni che una comunità locale condivide e mette a disposizione nel territorio di San Basilio in cui gli indici di disagio socio-economico rivelano difficoltà strutturali.

La mancanza di un centro unico e definito ha caratterizzato nel corso dei secoli la storia urbanistica di Roma. Tuttavia nei primi decenni del secolo scorso, mentre lo sviluppo urbano di tutte le grandi città è volto proprio alla decentralizzazione, a Roma vengono create una serie di grandi arterie, che convergono nel vecchio centro storico. Con il piano fascista di risanamento, infatti, si assiste a numerose azioni di sventramento del centro storico che comportano la demolizione di zone occupate prevalentemente da vecchie abitazioni in condizioni igieniche pessime e quasi sempre sovraffollate. Al posto delle povere case rimane il vuoto o sorgono edifici pubblici, mentre gli abitanti delle zone coinvolte nel piano di risanamento devono trasferirsi lontano perché per loro vengono costruite le borgate ufficiali.

Pertanto la nascita di questo nuovo tipo di insediamento è da collegarsi strettamente con la realizzazione degli sventramenti  che devono servire ad esaltare in modo retorico e simbolico i singoli monumenti della città.  La testimonianza dell'antica civiltà romana devono avere eminentemente lo scopo di celebrare la classicità e vengono presentate del tutto isolate dal contesto cittadini, infatti tutte le costruzioni che non sono espressione della romanità vengono considerate il frutto di "secoli bui e corrotti".

Negli ultimi dieci anni insiste su San Basilio rispetto al resto della città un rallentamento della spinta demografica verso le classi più adulte, causato dall’immissione di nuovi abitanti a partire dall’inizio degli anni ‘90 insediatisi nei nuovi complessi di Torraccia e di San Basilio Nuovo, dove i flussi di nuovi abitanti residenti riequilibrano parzialmente la tendenza demografica all’aumento generale dell’età più adulta della popolazione residente.

In effetti, è proprio la fascia di popolazione che vive in condizione di disagio evidente è quella dei minori e dei giovani sotto i trent’anni che sono colpiti anche da problemi occupazionali, questi rappresentano il 31,4% della popolazione residente a San Basilio che non dispone di un’offerta di servizi e spazi adeguata.

Altro elemento di criticità del territorio è costituito dalla carenza di strutture per lo svago e il tempo libero come ad es. la presenza di cinema, teatri, discoteche, pub, biblioteche, centri per convegni e riunioni, mentre si nota negli ultimi anni la diffusione di un fenomeno molto particolare rappresentato dalla nascita di numerose sale bingo o attività che riguardano il gioco in generale; questo particolare fenomeno dimostra come l’utilizzo dei finanziamenti per realizzare questo tipo di strutture sia collegato ad elementi fortemente critici da un punto di vista sia della legalità delle attività proprie e sia del livello di deprivazione culturale che contraddistingue il ricorso da parte della cittadinanza a questo tipo di attività con evidenti riflessi negative per le persone coinvolte.

L’assetto produttivo dell’area di San Basilio nel suo complesso è costituito:

  • per l’11,3% circa da imprese di produzione (artigianale e industriale), pari a 79 imprese, con un numero di addetti complessivo che arriva a 250 unità;
  • per il 7,3% circa da imprese attive nel settore dell’edilizia, pari a 51 imprese, con un numero di addetti che non arriva alle 200 unità;
  • per il 38% da imprese commerciali, pari a 265 imprese, per un numero di addetti che superano le 500 unità;
  • per il 37% da imprese di servizi (alle imprese e alle persone), pari a 258 imprese con un impatto occupazionale di almeno 450 addetti
  • per il restante 6% sono imprese non classificate mentre sono trascurabili le imprese che ricadono nel settore dell’agricoltura (0,4%).

Il quadro che emerge dall’analisi ambientale del quartiere di San Basilio è un quadro critico comune a molte periferie metropolitane peri-urbane: problematiche dovute all’isolamento dei vari “settori” del quartiere, all’abbandono di ampi spazi verdi aperti, aree dalle grandi potenzialità ma soggette a fattori di pressione che ne compromettono qualità e fruibilità. Il costruito e il naturale appaiono due sistemi giustapposti e non comunicanti. Questo aspetto oltre ad impedire la percezione del valore delle aree naturali, trasformandole in un elemento a danno della qualità urbana, rompe anche la possibilità di ricostruire una continuità della rete verde.

Le due aree protette limitrofe (Parco di Aguzzano e Parco dell’Aniene) sono rilevanti ma attualmente non connesse all’area oggetto di studio. Esse possono rappresentare, tuttavia, una condizione decisiva per migliorare le condizioni ambientali dell’area, ipotizzando la possibilità di riconnessione di tali elementi naturali di maggior rilievo e degli elementi originari della morfologia e del paesaggio. Una strategia questa che è prevista nell’elaborato “Rete Ecologica” del PRG della città e che, se adeguatamente attuata, consentirebbe di creare relazioni e collegamenti con i quartieri contigui perseguendo un duplice obiettivo, quello sul piano fisico territoriale di connessione degli spazi aperti e quello sul piano sociale di uso condiviso delle attrezzature locali, incremento delle relazioni sociali e della sicurezza dell’abitare.

Per ciò che concerne, in particolare, la porzione di territorio situata nella zona est dell’area oggetto di studio, in corrispondenza del GRA, si suppone che essa, anche in relazione alla sua collocazione urbana, possa essere inadatta ad una gestione del verde pubblico di tipo tradizionale (prevista dal PRU) con relativi servizi comunali di manutenzione e custodia. Con riferimento alla sua attuale destinazione e alla luce delle considerazioni ed evidenze della analisi ambientale, si ritieni che essa si presti meglio ad una modalità di gestione agro-ambientale, che renda la comunità parte attiva nella gestione dell’area.

Si propone, a tale scopo, la realizzazione di un parco agricolo, ossia uno strumento che, attraverso il mantenimento delle attività agricole già presenti nell’area, tuteli e promuova il paesaggio agrario e il suo contesto e offra opportunità di fruizione, educazione e formazione in campo agricolo e ambientale, al fine di rafforzare e promuovere l’identità locale, garantire prospettive e condizioni equilibrate di abitabilità del territorio e condizioni di salubrità a beneficio della intera comunità urbana. Insomma, un parco agricolo in alternativa al previsto parco urbano anche allo scopo di scongiurare l’opera di sostituzione tra rurale e urbano che l’avanzamento della città produce.

L’innovazione proposta attraverso uno studio di questo tipo è soprattutto metodologica e consiste in una nuova dimensione di analisi dei problemi urbani. Infatti, per aspirare a trasformare la realtà territoriale attraverso l’azione pubblica è necessario che i risultati cui si intende pervenire siano definiti in modo circostanziato e immediatamente percepibile, sia da coloro che sono responsabili dell’attuazione, sia da coloro che ne dovrebbero beneficiare. L’individuazione dei risultati desiderati deve essere effettuata prima di scegliere quali azioni finanziare e mettere in pratica. Si tratta di un requisito ovvio, eppure nella pratica comune quasi mai rispettato. È usuale, infatti, che vengano prima definite le azioni, in modo spesso generico, razionalizzandone semmai ex-post le finalità, con un conseguente sbilanciamento tra mezzi e fini. Non è dunque un caso che spesso alla spesa e alla realizzazione fisica, quando finalmente hanno luogo, non seguano benefici per i cittadini, il lavoro, le imprese.